Il più astruso e controverso filosofo greco, Parmenide, divenne noto per quel suo “L’essere è, il non essere non è”. In tanti hanno cercato un significato che andasse oltre la banalità. E siccome l’essere in greco non significa solo esistere e in lui assumeva soprattuto il significato di pensare, la sua affermazione lasciava il campo all’idea che il non pensato fosse il non essere. E dunque che, non essendo pensato, il non essere semplicemente non fosse. Non è possibile conoscere il non essere, visto che non è. Anzi, è tutto quello che non è. Il Psi si trova in mezzo al guado parmenideo. Non shaekspaeriano, visto che non sceglie esso stesso se essere o no. Per i più il Psi non è. Semplicemente perché non viene pensato. Perché non lo si avverte, non lo si conosce. E qui entriamo in gioco noi. Per essere pensato bisogna fare qualcosa. Anche solo come pericolo, come guaio, incubo in sogno. Per essere bisogna pensare idee nuove e agire con capacità di comunicazione. Con proposte concrete sul tempo presente. Magari partendo dal Comitato Bonino presidente e dal progetto sulla cogestione. Come ha suggerito l’Avanti, non Parmenide…