Era il testo di una canzone di Umberto Bindi che, francesizzato, avrà voluto intendere la riviera della costa Azzurra oppure la costa ligure, che poi non era a lui lontana, essendo Bindi genovese. La riviera é invece oggi quella di Gaza a cui Trump, immortalato in statua stile Kim Youn Un, se la spassa assieme a Netanyahu che quel territorio conosce bene per averlo seminato di morti. “Io ti voglio qui con me sous le ciel de la Riviera”, dunque. Sdraiati sui lettini come due innamorati. Ora desta sgomento, almeno nel sottoscritto, questa antitesi che si mostra nel suo aspetto più truce fra il clima di spensieratezza, di agiatezza e di allegria che traspare nel video e l’atmosfera di distruzione e di morte che si respira oggi in quel territorio. E che rimanda ai valori, meglio ai disvalori che Musk e i trumpiani, in stile Vance, propagano nel mondo. Read the full story »
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Vorrei collocare il voto tedesco di domenica in una più vasta cornice europea. Anche a Berlino si configura l’alleanza tra popolari e socialisti più verdi o liberali.(se avranno superato lo sbarramento elettorale del 5%). L’estrema destra, nonostante il successo dell’Afd, che ha superato il 20% e l’Spd, piombata a poco più del 16, non governerà il Paese, come Le front national di Marine Le Pen non ha governato la Francia nonostante il risultato trionfale delle elezioni europee del 2024 non ripetuto poi nelle legislstive anticipate indette da Macron qualche mese dopo. Perfino in Austria, dopo il successo elettorale dell’estrema destra, si va profilando in questi giorni la possibilità di creare un governo formato da popolari, socialdemocratici e liberali che metta in un canto il partito della Libertà d”Austria di Herbert Kikl, che ha pure ottenuto la maggioranza relativa dei consensi. Read the full story »
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Non sono solo parole, usate volutamente a sproposito per deragliare e riprendere un cammino più sicuro. Sono atti ufficiali. Trump sposa la tesi di Putin. Anzi va oltre. La Russia paese aggressore? Niente affatto. Sarà stata l’Ucraina a invadere la Russia. E l’America di Vladimir Trump non vota il documento di condanna all’invasione russa al G7 e contesta la bozza di documento da approvare all’ONU. Trump capovolge il mondo, capovolgendo, ed è la prima volta che accade, la politica estera della precedente amministrazione. Sarebbe come se Eisenhawer avesse deciso di ritirare l’appoggio al Sud della Corea assicurato da Truman per darla al Nord, appoggiando poi l’invasione russa all’Ungheria, con una dichiarazione bomba secondo la quale non sarebbe stata la Russia a invadere l’Ungheria ma l’Ungheria ad invadere la Russia, come se Kennedy, dopo la costruzione del muro nel 1961 avesse appoggiato l’est di Berlino o come se Jonshon avesse appoggiato l’aggressione dell’Urss alla Cecoslovacchia. Read the full story »
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La politica estera mai come oggi, che gli assetti del mondo stanno cambiando radicalmente, influenza la politica interna. Si può tracciare un primo orizzonte a quel tripolarismo di interesse che si sta profilando tra America di Trump, Russia di Putin e Cina di Xi? Ragioniamone. Si tratta indubbiamente di un minimo comun denominatore senza principi, senza alleanze o scontri che non abbiano carattere economico e che trascendono dai valori di libertà, di indipendenza, di sovranità. La carta dell’Onu e il trattato dei diritti universali sono ormai carta straccia. D’altronde Trump come é uscito ormai da diverse organizzazioni internazionali come l’Oms si appresta anche a non riconoscere l’Onu e forse a sciogliere la Nato. A che gli servono? A lui interessa un accordo con la Russia per sottrarla all’influenza cinese o per mettere in condizione la Cina, che dispone di parte dell’ingente debito americano, di accordarsi con lui a costi vantaggiosi. Read the full story »
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Il momento più idoneo per anteporre il principio liberale a quello della nostra storica identità socialista é questo. Non solo perché i due terzi del mondo vivono in regimi autoritari, militari, a partito unico, autocratici, religiosi, ma perché una parte di paesi storicamente liberali sono orientati a rinnegare le proprie radici e le proprie funzioni. Non parlo, per restare in Europa, del sarcasmo col quale il presidente ungherese parla di liberaldemocrazia imitando il suo amico Putin, e neppure del suo omologo slovacco. E non parlo neppure del presidente turco Erdogan che continua a perseguitare il dissenso e la libertà di stampa, imprimendo al sistema i caratteri dell’islamismo. Penso all’America di Trump e al suo disprezzo nei confronti di tutti i contrappesi di uno stato liberale (l’Alta corte, le sentenze dei tribunali, la coerenza cogli ideali che sono alla base della civiltà occidentale e la solidarietà coi paesi aderenti all’atlantismo, l’interesse economico come unica spia della sua politica estera). Read the full story »
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Il giovane leader di Place Pubblique che, aderendo alla lista socialista alle elezioni europee, ha contribuito al parziale rilancio di un partito, il Psf, che sembrava morto, parliamo di Raphael Glucksmann, figlio del filosofo Andrè, ha parlato chiaro: “Se Putin prevarrà verrà messa a rischio la pace in Europa”. Penso che della difesa della pace in Europa dovrebbe occuparsi carico innanzitutto l’Europa. E ancora non è così. A destra, al centro e a sinistra, pare emerga una sottovalutazione generale. E anzi sul pericolo di una reductio a due della questione Ucraina non solo l’America di Trump lancia ponti a Putin che potrebbero cadere in testa agli ucraini ma gli stati europei non sanno trovare una posizione comune. D’altronde cos’è l’Europa? E’ un’unione di stati indipendenti e autonomi, come hanno proclamato all’unisono i sovranisti recentemente riuniti a convegno a Madrid, con Marine Le Pen, Salvini e Orban in prima fila? Cioè una oggettiva disunione? Niente politica estera comune, niente esercito, niente debito europeo? O l’Europa vuole trasformarsi in una federazione di stati con prerogative comuni di tipo militare, economico, ecologico, di politica internazionale? E se non ora quando? Read the full story »
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Mentre si scopre che il duetto per la pace messo in scena a Sanremo non era tra un’israeliana e una palestinese, ma tra due israeliane, una araba e di derivazione palestinese, e che il messaggio del papa non era confezionato per Sanremo, la telefonata di un’ora e mezza tra Trump e Putin risulta vera e verificata. Basta una telefonata per allungare la vita, come dice la famosa pubblicità? Non pare sia così perché la guerra continua e i morti aumentano. E poi non pare che la telefonata sia la prima. I contatti tra Usa e Russia non sono mancati. Anzi, quando comincia una guerra, non solo non vengono sospesi, ma aumentano, per verificare come una guerra può finire. Certo gli scontri tra le forze in campo possono prefigurarne gli esiti. Ma un piano principale e uno subordinato vengono generalmente tracciati dai due contendenti anche se non sono ovviamente gli stessi. Prendiamo i due piani principali. Read the full story »
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